
GIARDINO BOTANICO
Giardino Botanico FIORE DELLA VITA
(verso il riconoscimento come Orto Botanico)
Un giardino botanico che nasce da una storia viva come strumento di conoscenza
Nota introduttiva sul linguaggio espositivo
Il linguaggio utilizzato è volutamente didattico e accessibile, pensato per avvicinare un pubblico ampio e non specialistico alla conoscenza del mondo vegetale. Il rigore scientifico è garantito nei contenuti e negli approfondimenti, disponibili per chi desidera una lettura più tecnica.
Il Giardino Botanico "Fiore della Vita" non nasce da zero, non è una semplice raccolta di piante, ma un luogo di lettura del mondo attraverso la natura e i suoi cicli.
Seguendo i principi espressi dalla Carta dei Giardini Botanici (Carta di Padova), questo spazio nasce come strumento scientifico, educativo ed etico, capace di mettere in relazione ambiente, storia, tecnica e cultura.Ogni pianta, ogni coltivazione, ogni oggetto qui presente è parte di un sistema complesso, dove il paesaggio, l'uomo e il sapere dialogano nel tempo.
Osservare la natura significa comprendere le relazioni che tengono insieme il territorio, la società e la conoscenza.
Il Giardino si articola in diverse sezioni e percorsi:
- Felci in ambiente naturale e microcosmo chiuso, quindi nel loro habitat e in un sistema chiuso all'interno di una damigiana in vetro, esempio di ecosistema autosufficiente e di equilibrio naturale in miniatura.
- Roccera delle piante grasse esotiche con piante xerofile e mediterranee;
- La scarpata viva dove il tempo si è fermato, è un tratto storico del sentiero lorenese – porzione di vialetto rimasta invariata per secoli, documentata nelle cartografie ottocentesche...
- I giganti buoni, cedri, querce, olmi, pini e lecci costituiscono l'ossatura arborea del parco. Alberi ultra cinquantenni, di grande sviluppo che modellano il paesaggio, regolano il microclima e custodiscono una lunga memoria naturale.
- La vite, il vino, la storia e il territorio: in questo luogo, un dialogo continuo tra paesaggio, storia e cultura: dagli Etruschi alla viticoltura moderna, fino alle testimonianze legate alla Tenuta del Duca d'Aosta.
- L'olivo, arco di pace e memoria mediterranea: nel giardino l'olivo è custodito come pianta simbolica e ornamentale: segno di pace, di continuità e di dialogo tra natura, acqua, arte e civiltà mediterranea.
- Orto didattico stagionale, visitabile in primavera, con proposte di colture tradizionali e moderne in parallelo.
- Il regno nascosto dei funghi: da noi rappresentano una presenza costante e sorprendente: un mondo discreto che racconta la qualità ecologica del luogo e la complessità delle sue relazioni vitali.
- Il giardino invisibile: Viaggio nel mondo microscopico delle piante con due microscopi ottici e immagini stereoscopiche 3D dove forma, funzione e bellezza si incontrano su scala microscopica.
- Biolago, gestione sostenibile e artistica dell'acqua con approfondimenti sull'ecosistema acquatico e la fitodepurazione;
- Percorsi boschivi brevi (meno di 10 minuti) in un bosco deciduo e in una lecceta ricchi di essenze della macchia mediterranea.
- Un giardino da vivere con tutti i sensi: vista, olfatto, tatto, udito e gusto!
- Osservatorio panoramico dal terrazzo, con vista sulla Val di Chiana e approfondimenti sulle specie d'impianto rare, degli habitat delle zone umide residuali e le colture frutto della bonifica.
Dalle attività One Health alla centralità dell'ambiente Il tutto in piena armonia con le indicazioni della doppia piramide alimentare (Barilla F0undation 2021), e di Agenda 2030
Una visione olistica tra il nostro Mu.Vi. e il Giardino Botanico: attraverso l'esposizione di minerali, fossili, conchiglie e di un piccolo erbario, il museo non si limita a mostrare reperti, ma accompagna il visitatore in un vero e proprio viaggio nel tempo della Terra e della vita.
- Dal giardino al convivio: piante, cultura e alimentazione: concludiamo evidenziando come Il percorso del Giardino/Orto Botanico si intreccia con quello della Sala del Convivio, dove il mondo vegetale incontra la storia, l'alimentazione e la cultura del mangiare consapevole.
Questa nuova pagina vuole essere una porta di accesso: non una ripetizione di ciò che già esiste nel sito, ma una mappa che accompagna il visitatore alla scoperta degli spazi, dei progetti e delle attività che costituiscono il cuore del futuro orto botanico.
Una visione olistica del sapere
Nel passato, la conoscenza non era frammentata: agricoltura, botanica, cartografia, scienza, arte e tecnica erano parti di un unico sistema di relazioni.
Questo percorso propone una lettura olistica della realtà, in cui gli oggetti e le pratiche dialogano tra loro e con il territorio.Comprendere il dettaglio è fondamentale, ma solo una visione d'insieme permette di coglierne il senso profondo.
Il giardino botanico diventa così un laboratorio di osservazione critica del mondo.
Una realtà fondata su tre poli integrati
Il Giardino Botanico si sviluppa all'interno di un sistema culturale unitario composto da:
Mu.Vi. – Museo della Vita, spazio espositivo dedicato alla storia della Terra e della vita;
Centro Studi Arte & Co.Scienza, laboratorio di ricerca e progettazione culturale;
Bioparco - Biolago, luogo di esperienza diretta della natura, oggi giardino botanico in evoluzione.
Questi tre poli non sono entità separate, ma parti di un unico organismo: la ricerca genera contenuti, il museo li rende leggibili, il giardino botanico li rende vivi.
Il video seguente accompagna il visitatore in un viaggio immersivo attraverso il Giardino Botanico, dove natura, storia, arte, scienze naturali e paesaggio dialogano tra loro. Un racconto per immagini che restituisce lo spirito del luogo, invitando a osservarlo non solo con gli occhi, ma con tutti i sensi fin dentro al Museo!
Ecoetica e biodiversità: un percorso avviato dal 2021
Dal 2021 il progetto Ecoetica ha posto le basi scientifiche e culturali del giardino botanico, con azioni concrete di conoscenza e tutela della biodiversità.
👉 Ecoetica – progetto e visione
https://www.centrostudi-arteecoscienza.it/ecoetica/
Tra i risultati già raggiunti:
censimento e classificazione di quasi 100 specie vegetali;
etichettatura con QR code interattivi;
attività divulgative su biodiversità e sostenibilità.
Si riporta solo una parte della ricognizione relativa alle quasi 100 specie vegetali censite, classificate e cartellinate in situ, corredate da QR code informativi, nell'ambito dello stage 2025 svolto in collaborazione con l'Università di Siena e lo stagista Matteo Ferrazzano in foto.
Le nuove acquisizioni implementano il quadro floristico già documentato, rafforzando il valore scientifico, didattico e divulgativo del percorso ricordando che per il 2026 sono previste altre acquisizioni.
Gli spazi del Giardino Botanico
Il giardino botanico si articola in ambienti diversi, ciascuno con una funzione ecologica, didattica e paesaggistica.
Vediamone in primis una panoramica rimandando per approfondimenti ai vari link che troverete nella navigazione e relativi alle pagine tematiche.
Felci in ambiente naturale e microcosmo chiuso
Nel nostro bioparco le felci autoctone crescono all'aperto, nel loro ambiente naturale, seguendo il ritmo delle stagioni, dell'umidità e della luce, come avviene nei boschi italiani. Accanto a questo spazio vivo e aperto, una grande damigiana in vetro ospita altre felci all'interno di un sistema chiuso: un piccolo ecosistema autosufficiente, in cui acqua, aria e piante entrano in equilibrio senza interventi esterni.
Bosco e microcosmo dialogano tra loro: da un lato la complessità della natura libera, dall'altro la sua straordinaria capacità di autoregolarsi anche in uno spazio minimo. Un confronto che aiuta a comprendere quanto siano delicati e interconnessi gli equilibri della vita vegetale.
Roccera delle piante grasse esotiche con piante xerofile e mediterranee
Uno spazio dedicato alle specie xerofile e mediterranee, pensato come modello di resilienza climatica.
👉 Approfondisci:
https://www.centrostudi-arteecoscienza.it/stone-e-dry-garden/
E lungo i vialetti che si dipartono dal parco le sorprese continuano con maestose agavi e l'evento rarissimo della fioritura... di sei metri di altezza!
La scarpata viva dove il tempo si è fermato
Questo breve tratto di vialetto, lungo circa quindici metri, è rimasto invariato per secoli ed è già documentato nelle cartografie dell'Archivio Lorenese dell'Ottocento. Scavato nel fianco della collina, conserva ancora il bisciaio originale, con una scarpata alta oltre due metri che racconta la storia del paesaggio e del lavoro umano.
ll rilievo in campagna della zona, come è specificato nel cartiglio, è stato completato nel giugno 1824. La carta, restaurata, si presenta in discrete condizioni di conservazione e di leggibilità.
Legenda: rettangolo celeste = sede Mu.Vi. (aggiornamento effettuato da noi); tratto celeste = porzione della strada rimasta invariata nel fondo stradale in terra battuta e nella scarpata.
Nel tempo, la natura ha rivestito questa parete di terra viva: muschi, felci spontanee, acanti e soprattutto l'Umbilicus rupestris, l'ombelico di Venere, che in primavera trasforma la scarpata in un mosaico vegetale di straordinaria bellezza. È un punto in cui storia, botanica e tempo geologico si incontrano, offrendo al visitatore l'esperienza rara di un paesaggio autentico, mai ricostruito, ma semplicemente custodito.
I giganti buoni
Le piante di alto fusto rappresentano gli elementi strutturali più importanti di un giardino botanico e di un parco naturale. Nel nostro parco sono presenti esemplari di cedro (Cedrus sp.) che raggiungono i 20 metri di altezza, affiancati da querce (Quercus sp.) di notevole sviluppo, olmi (Ulmus sp.) slanciati, un pino (Pinus sp.) di circa 15 metri, diversi lecci (Quercus ilex L.) sempreverdi e alcuni tigli (Tilia sp.).
Questi alberi svolgono un ruolo fondamentale dal punto di vista ecologico: offrono habitat per numerose specie animali, contribuiscono alla regolazione della temperatura e dell'umidità, migliorano la qualità dell'aria e stabilizzano il suolo. Dal punto di vista botanico, essi permettono di osservare differenti strategie evolutive, cicli vitali lunghi e adattamenti specifici agli ambienti mediterranei e temperati.
Definiti "giganti buoni" per la loro presenza silenziosa e protettiva, questi alberi non sono solo elementi scenografici, ma veri e propri pilastri biologici del paesaggio, testimoni del tempo e risorsa preziosa per la biodiversità.
Le seguenti immagini sono state realizzate nel periodo invernale: le specie a foglia caduca appaiono spoglie, mentre le sempreverdi mantengono la loro chioma, offrendo un confronto diretto tra differenti strategie vegetali.
La vite, il vino, la storia e il territorio
Nel nostro Giardino Botanico la vite non è soltanto una pianta coltivata, ma un vero elemento di connessione tra paesaggio, storia e cultura. La pergola e la vite maritata si collocano in un contesto territoriale che conserva segni antichi, come il tracciato viario documentato nella cartografia lorenese, a testimonianza di una continuità d'uso agricolo e rurale durata secoli.
Il racconto del vino prende avvio dal mondo etrusco, come ricordato anche nella pubblicazione Educare al Gusto a cura del nostro presidente - Gallorini - dove il consumo aveva un valore rituale, simbolico e sociale, come mostrano all'interno della nostra sala del convivio i kylix e gli altri recipienti cerimoniali. In quest'area dell'Italia centrale, e in particolare nel territorio vulcanico attorno al lago di Bolsena, si svilupparono vitigni e pratiche di vinificazione che sono all'origine di produzioni storiche come l'aleatico, vino aromatico noto fin dall'antichità e rimasto vivo nella tradizione locale.
Accanto ad esse, il percorso continua con esempi di vinificazione ispirata alle tecniche etrusche, come il vino prodotto secondo metodi antichi dall'azienda Mondini, a ribadire la continuità tra sapere archeologico, sperimentazione moderna e rispetto della tradizione.
Questo filo conduttore prosegue idealmente fino all'età contemporanea, attraverso le testimonianze materiali oggi conservate nel museo. Tra queste, un ruolo centrale è affidato alle bottiglie provenienti dalla Tenuta del Borro, legate alla figura di Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta, non un semplice proprietario aristocratico, ma un attento studioso e promotore dell'agricoltura, dell'enologia e del patrimonio botanico, con incarichi e interessi concreti nel mondo della ricerca naturalistica.
Le bottiglie qui esposte assumono un valore particolare non solo per la loro provenienza e rarità, ma anche come testimonianza diretta, firmate dal Duca in occasione di un incontro avvenuto alla presenza del nostro direttore, allora bambino, e di suo padre. Un gesto semplice, ma capace di trasformare questi oggetti in documenti di memoria, oltre che di storia agricola e culturale.
Approfondimento – Dal grappolo al mosto
Il 2025 è stato un anno favorevole per la vite, generosa di grappoli nonostante la dimensione contenuta della nostra pergola. In un'esperienza condivisa di Citizen & Science, la raccolta dell'uva è diventata occasione di osservazione, partecipazione e racconto.
Non potendo procedere alla vinificazione per la ridotta quantità, abbiamo scelto di fermare il processo allo stadio del mosto, trasformandolo in mosto cotto. È nata così una bevanda dolce e conviviale, legata a pratiche antiche, che oggi accompagna la visita alla Sala del Convivio Etrusco come testimonianza di cultura, gusto e condivisione.
L'olivo, arco di pace e memoria mediterranea
Nel Giardino Botanico sono presenti alcuni olivi mantenuti non secondo criteri di massima produttività, ma come piante ornamentali e simboliche, lasciate esprimere nella loro forma naturale e nel loro valore culturale. L'olivo, pianta antichissima del Mediterraneo, accompagna la storia dell'uomo da millenni come segno di pace, di sacralità e di equilibrio tra uomo e ambiente.
Particolarmente significativo è l'olivo posto all'ingresso del biolago, guidato nel tempo fino a formare un ampio arco naturale, quasi un arco di pace. Prima di attraversarlo troviamo l'installazione dedicata all'acqua – sorella acqua, in omaggio a San Francesco – e, più oltre lo sguardo si apre sulla Venere del Terzo Millennio, che emersa dal biolago compone un dialogo silenzioso tra natura, mito e arte contemporanea...
In questo allineamento visivo e simbolico, l'olivo diventa soglia: collega l'acqua alla terra, il sacro al naturale, l'antico al presente. Per gli Etruschi, come ricordato anche nella pubblicazione Educare al Gusto, l'olio non era solo alimento, ma elemento rituale, medicinale e identitario, parte integrante di una cultura raffinata e profondamente legata al paesaggio.
Qui l'olivo non "produce" soltanto: racconta. Racconta la pace, la misura, la continuità della civiltà mediterranea e il rapporto armonico tra l'uomo e il suo ambiente.
Riproduzione di anfore da olio per trasporto mercantile (sala Etruschi Museo della Vita)
Approfondimento – L'olio di un anno buono
Il 2024 è stato un anno particolarmente favorevole per l'olivo. Abbiamo deciso di raccogliere le olive anche noi, trasformando la cura degli alberi in un'esperienza condivisa.
Durante una giornata di Citizen & Science, insieme ad amici e vicini, abbiamo raccolto le olive e le abbiamo conferite al frantoio con quelle dei nostri confinanti. Da questo gesto semplice sono nati due litri di olio: pochi nella quantità, ma ricchi di significato.
Un olio che racconta una stagione, un territorio e il valore della partecipazione.
Orto didattico stagionale
Qui, nel nostro orto didattico, i visitatori e gli studenti possono osservare da vicino pratiche agricole sostenibili e quotidiane: dalla semina alla raccolta, fino a gesti curiosi e poco noti come la "mungitura" dell'insalata, dove le foglie vengono raccolte singolarmente lasciando intatto il cespo, che continua a produrre per giorni.

Un piccolo spazio, ma pieno di insegnamenti: coltivare con i nostri strumenti di un tempo, rispettare ed osservare da vicino la crescita delle piante è un modo semplice per avvicinarsi all'ecologia, alla stagionalità e al piacere del cibo genuino. Tocco finale le nostre erbe aromatiche e l'aglio, sempre freschi quasi tutto l'anno!
Scopri di più sul Bioorto e le sue attività:
Il regno nascosto dei funghi
In ogni stagione dell'anno, il nostro giardino rivela una straordinaria varietà di specie fungine, spesso più ricca e diversificata di quella riscontrabile nel bosco circostante. Ciò è reso possibile dalla compresenza di suoli differenti, microclimi, esposizioni e da un mosaico di essenze arboree ed erbacee che favoriscono lo sviluppo di nicchie ecologiche altamente specializzate.
I funghi, veri architetti invisibili degli ecosistemi, svolgono un ruolo essenziale nei processi di decomposizione, rigenerazione del suolo e scambio nutrizionale, entrando in simbiosi con le radici delle piante attraverso complesse reti micorriziche.
La loro presenza testimonia la vitalità e l'equilibrio dell'ambiente, ma anche la storia di un luogo che non è mai stato forzato in un disegno artificiale, bensì accompagnato nella sua evoluzione naturale.
Questo patrimonio micologico trova un naturale dialogo con il Museo della Vita, dove una raccolta di riproduzioni scientifiche di funghi, realizzate dalla sezione micologica di Arezzo, consente di approfondire, osservare e riconoscere forme, colori e strutture che spesso sfuggono allo sguardo distratto.
Così, tra giardino e museo, il mondo dei funghi diventa un ponte tra osservazione diretta e conoscenza, tra meraviglia e consapevolezza, rivelando l'importanza di ciò che cresce nell'ombra per sostenere la vita alla luce.
Il giardino invisibile
Ogni pianta custodisce un universo nascosto, fatto di cellule, tessuti, strutture e geometrie che sfuggono allo sguardo diretto ma sono fondamentali per la vita. In questa sezione del giardino botanico museale, il visitatore può osservare preparati vegetali al microscopio ottico, scoprendo foglie, fusti, semi e apparati riproduttivi nella loro complessità interna.
Le immagini stereoscopiche tridimensionali, da noi realizzate, permettono inoltre una percezione immersiva del mondo microscopico, restituendo profondità e volume a ciò che normalmente appare bidimensionale. Questo approccio consente di comprendere meglio i processi vitali delle piante — dalla fotosintesi alla conduzione dei nutrienti — ma anche di coglierne l'inaspettata dimensione estetica.
NB: le immagini non sono sfocate ma stereoscopiche, per la corretta visione occorrono gli occhialini anaglifi che si trovano anche alla reception del nostro Mu.Vi.
Il microscopio diventa così uno strumento di conoscenza, ma anche di meraviglia: un ponte tra scienza, educazione e stupore, capace di avvicinare adulti e studenti alla complessità della natura e al rispetto dei suoi equilibri più delicati.
Nota d'autore – Memorie di un microscopio
Questo spazio nasce anche da un'esperienza personale del nostro presidente. Il bancone di microscopia qui documentato e presente al Museo è lo stesso di oltre cinquant'anni fa, quando era studente delle scuole superiori: un tavolo costruito a mano da un abile artigiano, cassetti per vetrini, strumenti e reagenti, pianale per due microscopi, pensato per osservare e comprendere la natura nel suo dettaglio più intimo.

Accanto alle immagini del banco e degli strumenti, sono presentate alcune pagine di un'agenda di studio dell'epoca nel piccolo formato A5 e ritrovata in cantina . Realizzati a matita dal nostro presidente in adolescenza, tra i 14 e i 15 anni, questi disegni e appunti non hanno la pretesa della scientificità rigorosa. Sono piuttosto il segno di uno sguardo che impara, di una mano che racconta e di una passione che nasce: quella per la natura, per il dettaglio e per il desiderio di capire il mondo, a qualunque età. Questo spazio nasce con l'auspicio che l'osservazione e la curiosità possano continuare a trasmettersi, ispirando nuove generazioni di giovani visitatori.
Il Giardino Invisibile è anche questo: un filo continuo che lega il passato al presente, la scoperta personale alla conoscenza condivisa, l'emozione dello studio alla meraviglia della natura.
Biolago, gestione sostenibile e "artistica" dell'acqua
Un ecosistema acquatico con fitodepurazione naturale, integrato nel paesaggio. Arricchito da sculture e istallazioni a tema.
Frontalmente al biolago un colofon ne spiega il funzionamento.
👉 Approfondisci:
https://www.centrostudi-arteecoscienza.it/biolago/
https://www.centrostudi-arteecoscienza.it/nascita-di-venere/
https://www.centrostudi-arteecoscienza.it/universo-5o-elemento/
Percorsi boschivi e osservazione del paesaggio
Brevi cammini immersi nel bosco, in continuità ecologica con l'ambiente naturale circostante.
👉 Approfondisci:
Un giardino da vivere con tutti i sensi
Il Giardino Botanico "Fiore della Vita" è anche un luogo di esperienza sensoriale:
Vista: fioriture, mosaici, installazioni artistiche;
Olfatto: aromatiche mediterranee e piante spontanee;
Tatto: cortecce, rocce, muschi;
Udito: acqua, vento, fauna;
Gusto: percorsi sull'alimentazione, dall'orto didattico alla Sala del Convivio.
La pergola del glicine bianco accoglie il visitatore in un'esperienza sensoriale rara e profondamente coinvolgente. Recuperato dal giardino storico e in parte lasciato maritato a una pianta vicina, questo glicine – di varietà bianca, poco comune – in primavera si trasforma in una cascata luminosa di fiori sotto la quale è possibile camminare e sostare. Ma è soprattutto il profumo intenso e avvolgente a rendere questo luogo unico: un aroma che, come tutti gli odori, raggiunge direttamente la sfera limbica, sede della memoria e delle emozioni. Ne nasce un'esperienza intima e quasi ancestrale, capace di evocare ricordi, sensazioni profonde e un senso di armonia tra natura, corpo e memoria.
In autunno la pergola della vite offre un'esperienza sensoriale unica: i pampini colmi di uva matura pendono dalla volta e possono essere sfiorati e assaporati durante la passeggiata. La coltivazione biologica, priva di trattamenti chimici, rende questo contatto diretto sicuro e autentico. Un gesto semplice che riconnette il visitatore ai ritmi naturali e alla cultura antica della vite.
Transmutatio è un'installazione simbolica in cui da due grandi uova di travertino, materia della terra e del tempo, nasce una pianta viva. L'opera evoca il passaggio dalla potenzialità alla vita, dalla pietra alla crescita, in un dialogo continuo tra natura, arte e trasformazione.

In questo spazio il suolo si fa esperienza sensoriale: un tappeto di muschio Plagiomnium cuspidatum, sempre verde in ogni stagione, ricopre circa quaranta metri quadrati di terra viva. Camminarvi a piedi nudi, soprattutto d'estate, significa ristabilire un contatto profondo con la natura, percependone la morbidezza, la freschezza e il respiro. È un invito al rallentare, all'ascolto silenzioso del suolo, alla riconnessione intima tra il corpo umano e la terra che lo sostiene.
L'osservatorio sulla val di Chiana
Grazie alla recente realizzazione dell'osservatorio panoramico, il Giardino Botanico si apre idealmente oltre i confini fisici del parco, offrendo una lettura ampia e consapevole del paesaggio della Val di Chiana. Lo sguardo spazia fino al Monte Amiata, al Monte Cetona e alla Rocca di Radicofani, luoghi emblematici della geografia e della storia toscana, che diventano parte integrante dell'esperienza del giardino botanico. L'osservatorio si configura così come uno strumento di educazione paesaggistica, storica e ambientale, capace di collegare la biodiversità osservata nel parco con i grandi processi ecologici, agricoli e culturali che hanno modellato il territorio nel corso dei secoli. Da questo punto di osservazione è possibile cogliere l'estensione delle colture agricole frutto delle storiche opere di bonifica, e approfondimenti sulle specie d'impianto rare, degli habitat delle zone umide residuali e le colture frutto della bonifica; riconoscendo nel disegno della piana l'intreccio tra natura, ingegno umano e trasformazione sostenibile del territorio.
Oltre ai percorsi interni e al biolago, il nostro Giardino Botanico si inserisce in un paesaggio ricco di connessioni ecologiche con ambienti umidi naturali e semi-naturali. A pochi chilometri si trovano aree come la Riserva Naturale di Ponte a Buriano e Penna e la Riserva della Valle dell'Inferno e Bandella che conservano canneti, stagni e zone di acqua lenta, habitat fondamentali per molte specie di uccelli acquatici, anfibi e insetti palustri. Il Sentiero della Bonifica, che attraversa la Val di Chiana, testimonia storicamente l'estensione degli antichi acquitrini di valle, oggi restituiti a valori ecologici e naturalistici. Per toccare l'apice nelle grandi zone umide ben conosciute come Lago di Chiusi e Riserva Naturale del Lago di Montepulciano (che sono tra i principali testimoni degli antichi acquitrini della Val di Chiana).
ALCUNE IMMAGINI DI NOSTRE ESCURSIONI
...Ma l'airone cinerino, messaggero delle zone umide, arriva silenzioso nel nostro biolago. Poi, con un battito d'ali, si allontana passando sopra la Venere: la natura che attraversa l'arte, libera, senza confini, in un dialogo continuo tra vita, paesaggio e memoria!!
Dalle attività One Health alla centralità dell'ambiente
Negli anni il nostro lavoro si è sviluppato secondo una visione One Health, che integra ambiente, salute e società, anche grazie a collaborazioni con l'Ufficio Scolastico Provinciale e con assessorati comunali.
👉 Sport, ambiente e salute – One Health
https://www.centrostudi-arteecoscienza.it/sport-ambiente-salute/
Oggi questa esperienza costituisce la base per un rafforzamento specifico delle attività ambientali, che trovano nel giardino botanico il loro spazio naturale di sviluppo.
Il tutto in piena armonia con le indicazioni della doppia piramide alimentare (Barilla Foundation 2021), e di Agenda 2030

Una visione olistica tra il nostro Mu.Vi. e il Giardino Botanico
Accanto al giardino botanico, anche il Mu.Vi. – Museo della Vita svolge un ruolo essenziale nella costruzione di una cultura ecologica e sostenibile. Attraverso l'esposizione di minerali, fossili, conchiglie e di un piccolo erbario con possibilità di approfondimenti in microscopia, il museo non si limita a mostrare reperti, ma accompagna il visitatore in un vero e proprio viaggio nel tempo della Terra e della vita. È un percorso che conduce a comprendere come ogni elemento – dall'origine geologica fino alla biodiversità vegetale e animale – faccia parte di un unico grande ecosistema interconnesso.
laboratorio di microscopia e 3d
Dal giardino al convivio: piante, cultura e alimentazione
Il Giardino Botanico racconta la biodiversità, le forme della natura, le piante spontanee e coltivate, gli equilibri ecologici e i paesaggi vegetali nel tempo. La Sala del Convivio ne rappresenta una naturale estensione culturale, uno spazio in cui alcune di queste piante — non tutte, ma quelle che storicamente e simbolicamente lo permettono — diventano cibo, rito, relazione e conoscenza.
Qui si sperimentano percorsi dedicati alla dieta mediterranea, all'alimentazione etrusca e al valore culturale del nutrimento, intrecciando archeologia, botanica, storia e pratiche contemporanee. Il convivio, inteso nel suo significato più profondo, non è solo consumo di cibo, ma condivisione di saperi, gesti e tradizioni.
Da questa fucina di idee, di esperienze e di sperimentazioni nasce anche il volume Educare al gusto: non come oggetto museale in senso stretto, ma come esito di un lavoro corale che attraversa il giardino, il museo e la sala del convivio. Il libro raccoglie e approfondisce temi che qui trovano forma visiva, narrativa e sensoriale, offrendo una possibile chiave di lettura del rapporto tra piante, territorio e alimentazione consapevole.
In questo modo, il percorso non si chiude, ma si apre: dal giardino al convivio, dalla conoscenza alla pratica, dalla memoria al futuro.
Working in progress
In linea con la Carta di Padova degli Orti Botanici (2007)
Il progetto del Giardino Botanico "Fiore della Vita" si riconosce pienamente nei principi della Carta di Padova, che definisce il ruolo degli orti botanici contemporanei come presìdi di biodiversità, educazione e sostenibilità.
Conservazione, educazione, ricerca, patrimonio culturale e cooperazione sono già oggi parte integrante del nostro operare, grazie a una rete di collaborazioni con scuole, università, musei ed enti.
Presente e futuro
Il Giardino Botanico Fiore della Vita si propone come:
archivio vivente di biodiversità;
centro di educazione ambientale;
laboratorio di ricerca;
luogo di dialogo tra natura, arte e storia;
presidio culturale per Arezzo e la Val di Chiana.
Non un punto di arrivo, ma l'inizio di una nuova fase di crescita condivisa verso il riconoscimento come Orto Botanico.
Comitato scientifico
DIREZIONE SCIENTIFICA: Claudia Angiolini
Professoressa associata di Botanica Sistematica
Dipartimento di Scienze della Vita – Università degli Studi di Siena
Ilaria Bonini
Direttrice dell'Orto Botanico e del Museo Botanico
(Herbarium)
Università degli Studi di Siena
Enrico Tavarnelli
Professore Ordinario di Geologia Strutturale
Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell'Ambiente - Università degli
Studi di Siena
Gabriele Gallorini
dottore in scienze ambientali e naturali



















