Aperti da Mar a Sab tel x Visita guid. 

Percorso del '900

La libertà delle forme

Il Novecento rappresenta una frattura decisiva nella storia dell'arte.
Per la prima volta, non esiste più un unico linguaggio dominante: convivono, si sovrappongono e si confrontano decine di stili differenti.

Fino all'Ottocento, la pittura e la scultura avevano tra i loro compiti principali la rappresentazione fedele della realtà: il volto umano, il paesaggio, la scena storica. Con l'avvento della fotografia, capace di riprodurre il reale con precisione sempre maggiore, l'arte non è più costretta a dimostrare la propria abilità imitativa.

L'artista si libera dall'obbligo della somiglianza.

Da quel momento l'opera non deve più "copiare" il mondo, ma può interpretarlo, deformarlo, scomporlo, astrarlo, reinventarlo. La realtà non viene abbandonata: viene attraversata.

Nascono così linguaggi nuovi:

  • il dinamismo del Futurismo,
  • la tensione interiore dell'Espressionismo,
  • la scomposizione del Cubismo,
  • l'astrazione pura,
  • la materia dell'Informale,
  • la potenza simbolica e visionaria di molte ricerche figurative.

Il Novecento è il secolo della pluralità.
Non un'unica voce, ma molte voci contemporanee.

Questa sala propone un percorso tra opere differenti per stile e tecnica, ma unite da un tratto comune: la libertà.

Libertà dalla copia del reale.
Libertà di interpretare.
Libertà di sperimentare.

È un percorso polifonico, dove le immagini non imitano il mondo, ma lo interrogano.

Abbiamo realizzato una esemplificazione didattica prima dell'ingrasso alla sala.


NUOVI SGUARDI SUL NOVECENTO

La Chimera: mito, visione e immaginazione contemporanea

Con il sostegno della Fondazione Guido d'Arezzo

Luogo di realizzazione: Il progetto si sviluppa all'interno del Mu.Vi. – Museo della Vita – loc. S. Flora Torrita 19/d Arezzo

Le Notti dell'Archeologia 2026 propongono il tema "Archeologia, che unisce un mondo diviso". Il Mu.Vi. interpreta questo invito attraverso la Chimera di Arezzo, simbolo identitario della città, riletta come punto d'incontro tra passato e presente, mito e creatività, archeologia e arte contemporanea.

Da questa riflessione nasce "Nuovi Sguardi sul Novecento", un progetto che mette in dialogo opere, artisti, giovani e comunità, dimostrando come il patrimonio culturale possa continuare a generare nuove relazioni, nuove interpretazioni e nuove occasioni di crescita condivisa.

La scelta della Chimera nasce anche dal lungo percorso di ricerca, divulgazione e valorizzazione che il Mu.Vi. ha sviluppato negli anni attraverso conferenze, pubblicazioni, installazioni, riproduzioni artistiche, attività didattiche e progetti inclusivi realizzati con istituzioni e realtà culturali del territorio.

Il Novecento viene così raccontato come un secolo di profonde trasformazioni artistiche, culturali e sociali, ancora capace di parlare al presente attraverso linguaggi che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla musica alle nuove tecnologie. Il progetto si propone inoltre di collaborare con il Comitato Abel Valmitjana, che seppe fare di Arezzo un luogo di incontro tra artisti, territorio e cultura internazionale 

Roberto Matta -  Judgements: Blitz - acquaforte acquatinta a colori,      1967

Abel Valmitjana - La Francesca - Serixilografia,  1973


Finalitàvalorizzare il patrimonio artistico del Novecento come esperienza viva e attuale;

  • favorire il dialogo tra archeologia, arte contemporanea, memoria e innovazione;
  • coinvolgere studenti e artisti in percorsi di ricerca, creatività e partecipazione;
  • promuovere l'incontro tra generazioni, esperienze e linguaggi artistici differenti;
  • rafforzare il legame tra comunità, territorio e identità culturale attraverso la Chimera, simbolo della città e della capacità dell'arte di trasformare il passato in nuove opportunità di crescita;
  • sviluppare collaborazioni con realtà artistiche, culturali e formative del territorio, nazionali e internazionali. 

Un progetto che cresce nel tempo

15 luglio – Anteprima nelle Notti dell'Archeologia

Presentazione in anteprima del progetto nell'ambito delle Notti dell'Archeologia, con il racconto del percorso che collega la Chimera di Arezzo, il patrimonio archeologico cittadino e le nuove prospettive offerte dall'arte del Novecento.

Settembre – presentazione del concorso dedicato al Novecento

In occasione della apertura ufficiale della nuova sezione del Mu.Vi. dedicata al Novecento sarà illustrato nei dettagli il concorso assieme alle opere e testimonianze di familiari, studiosi e protagonisti della vita culturale locale e oltre del 900.

Il percorso sarà arricchito da interventi musicali e sonori che daranno idealmente voce ad alcuni strumenti rappresentati nelle opere, trasformando la visita in un'esperienza immersiva e multisensoriale.

Pubblicazione del bando rivolto a studenti e artisti contemporanei, chiamati a reinterpretare i linguaggi del Novecento attraverso nuove opere ispirate ai temi del progetto.

Ha già manifestato il proprio interesse a partecipare il Liceo Artistico di Arezzo.

Novembre/Dicembre – Esposizione e premiazione

Le opere selezionate saranno presentate al pubblico in una mostra conclusiva, favorendo il dialogo tra artisti affermati, giovani autori e studenti.

Una commissione composta da personalità del mondo dell'arte, della cultura, della formazione e della critica individuerà le opere più significative, valorizzando originalità, qualità artistica e capacità interpretativa.

Un patrimonio che continua a crescere

Le opere premiate entreranno a far parte del percorso espositivo del Mu.Vi., mentre gli altri artisti potranno donare volontariamente le proprie realizzazioni, contribuendo alla crescita della collezione contemporanea del museo e alla costruzione di un patrimonio culturale condiviso.




DALL'ATTESA AL SEGNO - DALLA FOTOGRAFIA DEL 1919 A UNA SINTESI GRAFICA NOVECENTESCA.

Prologo

Questo progetto nasce dal ritrovamento di una fotografia del 10 agosto 1919: il ritratto di "nonna" Maria, realizzato a Perugia e inviato al fidanzato lontano come promessa e gesto d'amore.

Da questa immagine privata, carica di attesa e memoria, prende avvio un percorso di reinterpretazione artistica. Non si tratta di una semplice riproduzione stilistica, ma di un attraversamento consapevole delle principali correnti del Novecento, per comprendere come uno stesso soggetto possa trasformarsi al mutare del linguaggio, dello sguardo e della sensibilità.

La figura resta la stessa. Cambia il segno.

E con il segno cambia il modo di raccontare un'emozione.

1. "Nonna Maria" originale 

2. Trasposizione tonale (carboncino e matita)

Ancora in ambito figurativo, l'immagine viene reinterpretata attraverso il chiaroscuro e la vibrazione grafica. Pur restando fedele alla struttura originaria, l'artista introduce una lieve variazione espressiva: lo sguardo si addolcisce, l'inclinazione cambia, la fotografia diventa racconto.

3. Impressionismo / Post-impressionismo (fine XIX – inizi XX secolo)

La luce prende il sopravvento. La forma si dissolve nella pennellata, il colore vibra. L'immagine non è più documento ma atmosfera. È il passaggio dalla registrazione alla percezione.

4. Puntinismo / Neoimpressionismo (1886 – primi decenni del '900)

La realtà viene ricostruita attraverso la scomposizione cromatica. Il volto rimane leggibile, ma si frammenta in particelle luminose. È una disciplina tecnica che prepara alla dissoluzione della forma.

5. Espressionismo italiano del secondo Novecento (anni '50–'70)

L'immagine si fa interiorità lacerata: il segno nervoso e il nero dominante trasformano la figura in tensione emotiva. Non più attesa luminosa, ma inquietudine drammatica; il volto resta riconoscibile, ma viene inciso da una vibrazione che traduce l'assenza in ferita.

6. Espressionismo grafico novecentesco

Il segno si fa nervoso, la deformazione diventa linguaggio emotivo. Collo allungato, braccia estese, proporzioni alterate: la forma traduce l'anima. La distanza amorosa diventa struttura plastica.

7. Futurismo (1909 – anni '30)

L'immagine si dinamizza. Linee-forza, scomposizioni, tensioni cromatiche trasformano la figura in energia. Non più attesa silenziosa, ma vibrazione interiore resa movimento.

8. Naïf (prima metà del XX secolo e sviluppi contemporanei)

La complessità si scioglie in semplicità simbolica. Linee essenziali, colori pieni, atmosfera rasserenata. Le colombe all'orizzonte trasformano il pensiero in immagine. È una chiusura poetica e didattica: l'arte torna accessibile, comprensibile anche agli sguardi più giovani.

Nota sul metodo e sugli strumenti

Il percorso qui presentato non nasce da una semplice sequenza di elaborazioni automatiche, ma da una regia curatoriale consapevole.

A partire dalle scelte stilistiche definite dal curatore, l'intelligenza artificiale è stata utilizzata come strumento generativo per produrre bozzetti coerenti con le correnti d'interesse. Tali elaborazioni non sono state considerate opere concluse, ma materiali di lavoro: ogni immagine è stata successivamente selezionata, corretta, modificata e rielaborata manualmente attraverso programmi professionali di fotoritocco e software grafici, nonché ulteriori applicazioni di intelligenza artificiale orientate alla sperimentazione creativa.

Il risultato finale è frutto di un processo ibrido. L'intelligenza artificiale non sostituisce l'artista: ne estende le possibilità. Non è soltanto la mano a essere superata, né solo il cervello a essere amplificato.

Le scelte compositive, le deformazioni, le simbologie e le direzioni narrative non sono nate da un calcolo, ma da un sentimento. È l'emozione originaria — l'attesa, la memoria, l'affetto — ad aver guidato il processo. L'IA ha agito come mediazione tra intuizione e immagine, diventando una nuova forma di pennello: non più soltanto estensione della mano, ma estensione del pensiero e della sensibilità.

Se nel passato il gesto traduceva l'anima attraverso il pennello, oggi il dialogo con la macchina permette al sentimento di trovare nuove superfici su cui depositarsi.

Questo progetto dimostra come gli strumenti del terzo millennio possano essere impiegati non per sostituire la creatività umana, ma per spiegare l'arte, reinterpretarla, renderla accessibile, costruire nuovi codici e nuove collaborazioni tra sensibilità diverse. L'opera finale non è il prodotto di una macchina, ma il risultato di un dialogo.